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Come è nata una moschea a Piacenza, dove governa il centrodestra

Dopo due anni di attesa la comunità islamica di Piacenza, in Emilia-Romagna, è riuscita a ottenere le autorizzazioni per trasformare il suo centro islamico in una moschea ufficiale, una delle pochissime in Italia: nonostante i fedeli musulmani siano 1,5 milioni in tutto il paese, sono solo dodici le moschee riconosciute ufficialmente come luoghi di culto, mentre i centri islamici – formalmente semplici luoghi di aggregazione o centri culturali, come a Piacenza fino a qualche giorno fa – sono circa un migliaio.

Per la comunità islamica di Piacenza non era scontato raggiungere questo obiettivo, soprattutto perché la città è amministrata dal centrodestra, che in tutta Italia e da sempre si oppone alla trasformazione dei centri islamici in moschee ufficiali.

Il centrodestra di Piacenza (Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia, la lista civica Prima Piacenza) non è particolarmente progressista e il riconoscimento ufficiale della moschea sembra essere stato il risultato di una specie di “errore tecnico”: sembra cioè che la pratica urbanistica sia sfuggita al controllo degli assessorati e la giunta si sia accorta delle autorizzazioni date dal Comune quando ormai era già stato dato il parere positivo. Il risultato è stato uno scontro interno piuttosto acceso tra la Lega e Fratelli d’Italia, partito dell’assessora all’Urbanistica.

È difficile capire cosa sarebbe successo se la maggioranza si fosse accorta prima dell’autorizzazione: la moschea rispetta tutti i requisiti previsti dalle leggi e la comunità islamica ha presentato la corposa documentazione seguendo le procedure. Il centrodestra avrebbe potuto fare ostruzionismo con nuovi sopralluoghi, come quello eseguito qualche giorno fa dopo che le autorizzazioni erano già state date, oppure trovare un cavillo per bloccare la pratica. Ma ormai non può più farlo.

Al netto dell’eccezionalità della sua conclusione, la vicenda di Piacenza è molto simile a quella di tantissime regioni e città italiane dove negli ultimi anni il centrodestra ha approvato norme e regolamenti che rendono quasi impossibile realizzare nuovi luoghi di culto ufficiali: è un problema per tutte le comunità religiose, non solo per quelle musulmane.

L’esterno della moschea (comunità islamica di Piacenza)

Da fuori, la nuova moschea di Piacenza, in via Caorsana, sembra un normale capannone di una qualsiasi zona industriale del Nord Italia: mattoncini rossi, porte vetrate con i maniglioni antipanico, grandi fari a illuminare il parcheggio. L’unico tocco architettonico particolare è la cupola trasparente in cima alla rampa di scale, quasi a trasformarla in una sorta di minareto.

Fino a qualche giorno fa questo era uno dei quattro centri islamici nati nella provincia di Piacenza negli ultimi trent’anni e in cui pregavano i 20mila musulmani del territorio. Gli altri tre centri sono in via Mascheretti, sempre in città, a Borgonovo Val Tidone e a Fiorenzuola. Ogni venerdì in via Caorsana circa duemila fedeli si radunano per la preghiera in congregazione.

Fino al Duemila, prima di entrare in questo capannone, la comunità islamica locale si ritrovava in una ex salumeria in vicolo Edilizia. Già all’epoca il centrodestra, alla guida della città, si era impegnato molto per chiudere il centro islamico ritenuto un vero luogo di preghiera senza le necessarie autorizzazioni. La comunità islamica si era trasferita quindi nella zona industriale a Ovest della città.

Per impedire ai fedeli di riunirsi e pregare, il centrodestra ha sempre fatto leva su questioni amministrative, come il rispetto dei regolamenti urbanistici.

Nel 2016, un anno prima di essere nominato assessore alla Sicurezza, Luca Zandonella (Lega) diffuse una nota per chiedere polemicamente come mai le associazioni piacentine dovessero rispettare le destinazioni d’uso degli immobili, le regole igienico-sanitarie, le capienze massime, mentre i centri islamici fossero liberi di non sottostare a queste regole. «È un razzismo al contrario cui la Lega metterebbe fine, se fosse al governo della città», disse Zandonella, che nel 2017 divenne assessore e lo è tuttora.

Le pratiche per trasformare il capannone da centro islamico a moschea erano iniziate prima della vittoria del centrodestra, che nel 2017 aveva messo fine a quindici anni di governo del centrosinistra. L’amministrazione comunale guidata dal sindaco Paolo Dosi, del Partito Democratico, aveva lavorato al nuovo piano regolatore che aveva definito alcune aree produttive «compatibili con i luoghi di culto». Tra queste c’era anche quella dove si trova il centro islamico di via Caorsana.

Dopo questo passaggio tecnico essenziale, nel 2019 un tecnico incaricato dalla comunità musulmana aveva presentato la richiesta per il cambio di destinazione d’uso del capannone da semplice centro culturale a luogo di culto. Lo aveva fatto attraverso una SCIA, una segnalazione certificata di inizio attività, cioè una pratica molto rapida che non richiede un esame approfondito o un voto di approvazione in Consiglio comunale. Dopo alcune richieste di integrazione di documenti da parte dell’ufficio tecnico del comune, all’inizio di marzo la procedura amministrativa si è conclusa senza problemi, senza che la maggioranza di centrodestra si accorgesse della pratica in corso, e la fermasse.

Quando il quotidiano Libertà ha pubblicato la notizia del riconoscimento della moschea, nel centrodestra sono iniziate le tensioni e le accuse incrociate tra gli esponenti della maggioranza. Secondo il capogruppo della Lega in Regione, Matteo Rancan, la costituzione di una moschea è «inopportuna e irrispettosa». Rancan ha spiegato che in questo momento le priorità devono essere la ripartenza delle attività economiche, la tutela della salute e il ritorno a una vita normale. «Ci frapporremo e ostacoleremo il progetto anche dai banchi della Regione», ha detto pur essendo esponente di un partito che sostiene la maggioranza.

Le critiche sono state rivolte soprattutto all’assessora all’Urbanistica Erika Opizzi, di Fratelli d’Italia, che ha spiegato che l’autorizzazione è arrivata al termine di una normale procedura burocratica gestita dagli uffici e che una risposta negativa avrebbe potuto esporre il comune a responsabilità dal punto di vista amministrativo e penale. Sotto pressione dalla critiche, Opizzi ha detto che si sarebbe dimessa, se la sindaca Patrizia Barbieri lo avrebbe ritenuto opportuno: Barbieri però ha confermato Opizzi.

 

Per cercare di placare le critiche, lo scorso 25 marzo l’assessora Opizzi ha invitato i tecnici comunali a eseguire un nuovo sopralluogo nella moschea per approfondire tutti i dettagli della pratica urbanistica presentata dalla comunità islamica. Al momento sembra che non siano emerse irregolarità.

Secondo Arian Kajashi, presidente del Collegio dei Garanti ed ex presidente della Comunità Islamica di Piacenza, le polemiche delle ultime settimane sono paradossali. «Fino a ieri nella campagne elettorali si diceva che “è una moschea mascherata”, adesso che abbiamo ottenuto il riconoscimento ufficiale in base alla legge, non va bene lo stesso», ha detto Kajashi in un’intervista al sito laluce.news.

Kajashi ha spiegato che la comunità islamica di Piacenza è riuscita a uscire dall’incertezza a cui devono far fronte centinaia di centri islamici in tutta Italia e che le nuove verifiche fatte dal comune non porteranno a nulla perché sono state rispettate tutte le regole urbanistiche. «Un assessore all’urbanistica che chiede all’ufficio tecnico di effettuare controlli dopo che l’iter si è concluso, è un fatto senza precedenti, qualsiasi sia l’esito delle verifiche, noi siamo intenzionati a difendere i nostri diritti costituzionali».

La trasformazione del centro islamico in moschea è stata ben accolta anche dalla diocesi di Piacenza-Bobbio: sabato 27 marzo il vescovo Adriano Cevolotto ha incontrato i rappresentanti della comunità islamica per un reciproco scambio di auguri alla vigilia della Pasqua cristiana e dell’inizio del Ramadam, e ha parlato con soddisfazione della conclusione dell’iter sul riconoscimento della moschea.

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bourbiza

Bourbiza Mohamed. Writer and Political Discourse Analysis.

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