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Libia: passa per Ansaldo la luna di miele tra Dbeibah e il popolo in black out

I punti chiave

  • L’ad di Ansaldo Marino a Tripoli
  • Accordo sulla sanità: chirurghi italiani opereranno in Libia
  • Fondo sovrano Lia potrà essere scongelato solo dall’Onu

Sono i black out di energia elettrica fino a venti ore di fila a Tripoli, Bengasi, Misurata e anche al Sud nel Fezzan che potrebbero decidere, più delle milizie e della presenza di forze militari turche e russe nel Paese, la sorte politica del nuovo premier del Governo di unità nazionale libica, Abdelhamid Dbeibah che martedì scorso ha incontrato il presidente del Consiglio Mario Draghi. Tra circa un mese quando il caldo si farà insopportabile e cominceranno a mancare all’appello i circa 3mila megawatt di potenza installata nel Paese il consenso di cui finora ha goduto il nuovo premier Dbeibah potrebbe improvvisamente vacillare e la luna di miele con la popolazione locale potrebbe interrompersi. Un problema che Dbeibah ha sollevato anche nel suo colloquio con Draghi il quale ha assicurato una presenza italiana nel settore energetico.

L’ad di Ansaldo Marino da ieri a Tripoli

Il primo seguito della visita di Draghi è l’arrivo a Tripoli di una delegazione dell’Ansaldo guidata dall’amministratore delegato, Giuseppe Marino che avrà incontri con la controparte libica per studiare un mix di strumenti per venire incontro ai futuri possibili black out. Si va dall’utilizzo del solare a piccole unità mobili trasportabili alla riparazione della rete di distribuzione di energia che resta per molti aspetti deficitaria. Le aziende italiane, Eni in testa, sono nel frattempo coinvolte in programmi di medio e lungo termine. Il Governo italiano ha messo a punto un memorandum sulle fonti rinnovabili che il ministero degli Esteri libico e gli altri dicasteri interessati stanno valutando nel dettaglio. L’Eni punta a realizzare (ma ci vorranno almeno due anni) un megaimpianto solare nel Fezzan sull’esempio di quanto giù realizzato in Algeria per portare energia in piccoli centri che sono ancora sprovvisti di energia elettrica.

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Accordo sulla sanità: chirurghi italiani opereranno in Libia

Un altro dossier che sta molto a cuore a Dbeibah e dal quale dipende il consenso al suo Governo riguarda la sanità pubblica. Martedì l’ambasciatore italiano a Tripoli Giuseppe Buccino ha firmato con il Disease Control Center libico un accordo di collaborazione che prevede l’utilizzo in Libia di specialisti italiani per operazioni di media complessità da effettuarsi nei nosocomi libici. In futuro il Governo Dbeibah ha intenzione di modernizzare o costruire ex novo almeno altri tre ospedali. Sul piano bilaterale nel frattempo occorrerà ratificare da parte italiana l’accordo contro le doppie imposizioni e verrà reinsediata la commissione per gli insoluti di pagamento alle ditte italiane (324 milioni di dollari già certificati) oltre a nuovi crediti (circa 100 milioni di euro) relativi a conti non pagati per cure ospedaliere e alloggio in alberghi italiani dei militari libici feriti durante la guerra civile degli ultimi mesi.

Fondo sovrano Lia potrà essere scongelato solo dall’Onu

La ripresa economica della Libia cui punta Dbeibah resta tuttavia appesa al possibile utilizzo del fondo sovrano Lia, attualmente congelato almeno fino a quando non deciderà il contrario il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che vorrà però attendere l’esito delle elezioni previste per il 24 dicembre. Ma il neo premier libico deve anche fare i conti con le milizie ancora presenti nel Paese che dovranno progressivamente essere integrate nelle strutture pubbliche. Finora si stanno verificando solo omicidi mirati verso soggetti che potrebbero essere causa di nuovi conflitti ma sia la Turchia che la Russia non vogliono al momento una ripresa delle ostilità.

La Russia cerca sponsor politici. Usa contro basi in Cirenaica

Si parla dell’eventualità di convocare una seconda conferenza di Berlino per rafforzare il cessate il fuoco e chiedere l’uscita dal Paese dei militari turchi e russi. Ma la Turchia rivendica il fatto di avere evitato con le sue forze militari la distruzione di Tripoli e chiede oggi un dividendo della pace anche in termini economici. La Russia ha giocato una partita a schacchi con i contractors della Wagner e non ha interessi economici ma soltanto geopolitici. Cerca però una sponda nelle nuove elezioni sponsorizzando il figlio di Gheddafi Saif Al Islam dopo avere abbandonato al suo destino il perdente generale Khalifa Haftar. A differenza dei turchi, fortemente radicati nel Paese (con molte famiglie di Misurata con origini turche) i russi sono un corpo estraneo ed hanno perciò assoluto bisogno di uno sponsor politico. Soltanto gli Stati Uniti potrebbero in questa fase porsi il problema se nella strategia complessiva delle forze presenti nel Mediterraneo orientale sia accettabile che Mosca mantenga una base navale e aerea in Cirenaica.


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bourbiza

Bourbiza Mohamed. Writer and Political Discourse Analysis.

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