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Bonomi: «Preoccupato per la sostenibilità sociale, serve una revisione Irpef»

I punti chiave

  • Recovery fund, le imprese ci sono. Aspettiamo lo Stato
  • Covid, cifra vittime devastante ma anche perdita posti di lavoro
  • Serve revisione generale intervento Stato e Irpef

«L’aspetto» della sostenibilità su cui «sono preoccupato non solo come imprenditore ma come cittadino italiano è quello della sostenibilità sociale. Su questo sono molto preoccupato». Lo ha dichiarato il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, intervenendo al Sustainable Economy Forum organizzato insieme alla Fondazione San Patrignano. «L’Italia – ha aggiunto – è prigioniera da 25 anni di una visione di cui non riesce a liberarsi che ha concorso a ogni crisi esogena a farci perdere più punti di pil dei nostri partner e a recuperarli più lentamente, a una produttività stagnante, a un reddito pro capite che, depurato della componente nominale, è tornato a 26 anni fa». «Il conto di tutto ciò è riversato sui soggetti deboli della nostra società: giovani, donne, famiglie a minor reddito», ha proseguito. Bonomi ha inoltre sottolineato la necessità di imparare dalla storia per evitare di fare errori peggiori. «La vita delle imprese è apprendimento continuo per migliorare – ha concluso -. Non è troppo sperare che la stessa cosa possa farla oggi l’italia».

Recovery Fund, le imprese ci sono. Aspettiamo lo Stato

«Sono ragionevolmente molto ottimista su come l’Italia affronterà il potenziamento degli obiettivi della maggior sostenibilità ambientale affidatici dall’Europa» e «non posso che essere ottimista anche se penso alla transizione digitale» ha argomentato il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi. «Senza nessun ottimismo di maniera, la sfida su ambiente, digitale e finanza sostenibile ha solo bisogno di una cornice chiara e meditata da parte dello Stato per l’allocazione dei giusti incentivi ai privati, prima che con interventi diretti», ha aggiunto, ricordando che «Confindustria ha proposto da agosto di mettere tutti attorno al tavolo per compartecipare alla stesura del piano nazionale di ripresa e resilienza», ma che «questo purtroppo non è avvenuto». «Tra tre settimane apprenderemo dal governo Draghi come propone di recuperare il tempo perduto e la chiarezza di scelte che nelle bozze precedenti a nostro giudizio mancava», ha proseguito Bonomi. «Aspettiamo impazienti ma fiduciosi – ha concluso – perché le imprese e i capitali ci sono, attendono solo di capire».

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Covid, cifra vittime devastante ma anche perdita posti lavoro

«Oltre 110mila vittime di Covid finora sono una cifra devastante, aggravata dal fatto che non poche di esse potevano essere evitate se il precedente governo non avesse commesso gravi errori, ma è ugualmente spaventoso che l’Italia ci avesse messo 6 anni per realizzare 850mila occupati in più e nel solo 2020 ne abbiamo persi oltre la metà malgrado il cosiddetto blocco dei licenziamenti» ha riflettuto Bonomi. Ricordando inoltre che «si sono aggiunti un milione di poveri assoluti e nel Nord Italia la maggior parte non è coperta dal Reddito di cittadinanza perché è assegnato in base a standard di reddito uguali nazionalmente, mentre la povertà assoluta considera correttamente soglie diverse da regione e regione e aree metropolitane». «Vorremmo – ha concluso – che la sostenibilità sociale compromessa dal nostro paese, la bassa partecipazione al mercato del lavoro, la rottura dell’ascensore sociale, l’integrazione di donne, giovani e famiglie provocassero nella politica e nelle istituzioni lo stesso senso giustificato senso di emergenza permanente che ci vede impegnati a battere il Covid». «Purtroppo non sembra affatto che sia così», ha concluso.

Serve revisione generale intervento Stato e Irpef

«La mia preoccupazione deriva dal fatto che le fratture sociali italiane in continua crescita richiedono una revisione generale dell’intervento dello Stato e di alcuni pilastri fondamentali del nostro vivere come comunità» ha proseguito Bonomi citando ad esempio la necessità di «alzare l’occupabilità dei giovani attraverso un nuovo ammortizzatore sociale universale e politiche attive del lavoro basati entrambi su formazione permamente e rioccupabilità, magari anche decidendo non più sgravi contributivi a tempo, ma una revisione strutturale dei contributi versati nel corso della vita attiva, abbattendoli nei primi anni di anziantià e poi facendoli crescere». Bonomi ha notato inoltre che «l’assegno unico votato in questi giorni dal Parlamento ha il merito di riunire sotto un unico ombrello la molteplicità caotica di troppo disomogenei sgravi per famiglia e figli», sottolineando tuttavia che «senza una revisione complessiva dell’irpef, che sani le attuali gravi iniquità orizzontali e verticali accumulate con bonus e forfait, senza un generale riordino di detrazioni e deduzioni per imprese e famiglie, senza una valutazione unitaria dei disincentivi al lavoro e al reddito posti in essere dall’attuale fisco nel nostro paese, continueremo a disporre decine di miliardi di benefici che non vanno a chi davvero soffre il prezzo di 25 anni di scelte sbagliate».


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Bourbiza Mohamed. Writer and Political Discourse Analysis.

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