Intel cambierà il nome dei processi produttivi per sfidare TSMC?

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Si discute da anni dei nomi dei processi produttivi scelti dai diversi produttori e di come paragonare i 7 nanometri di TSMC con quelli di Intel non sia sensato fermandosi al solo numero indicato. Il nanometro, in teoria, si riferisce alla dimensione del gate di un transistor contenuto nel processore e in genere un numero più piccolo ci dice che si possono stipare più transistor nello stesso spazio per raggiungere prestazioni maggiori, minori consumi o una combinazione di entrambi.


Nel corso del tempo è però diventato sempre più evidente che il processo produttivo di un chip non è caratterizzato solo da quel valore, ma anche da altre variabili come la densità. Il processo produttivo a 14 nanometri di Intel (14++), ad esempio, offre una densità di transistor di 37,5 megatransistor (MTr) per millimetro quadrato, che sale a 100,8 MTr con i 10 nanometri di prima generazione. I 7 nanometri di TSMC, dal canto loro, si fermano a 91 MTr. Insomma, è evidente che la convenzione numerica è andata a farsi benedire.

La stessa TSMC ha parlato più volte di puro “marketing” e Intel ha cercato di spingere il settore a trovare uno standard comune per definire i processi produttivi. Una possibile “via” è stata tracciata da un gruppo di nove ricercatori di Berkeley, Stanford, MIT, dell’Università di Colonia e TSMC.

Si parla tanto, ma si quaglia poco: ancora non si è arrivati a un punto d’incontro e così Intel potrebbe rivedere il nome dei propri processi produttivi per adeguarli a quelli della concorrenza. Secondo The Oregonian (Oregon Live), l’azienda statunitense avrebbe comunicato ai dipendenti, tramite Ann Kelleher (GM della divisione Technology Development), l’intenzione di “cambiare le sue convenzioni numeriche per rispecchiare lo standard industriale“. Dopo anni di “+” e la presentazione di “SuperFin”, l’azienda potrebbe essere pronta a un nuovo ribaltone.

L’argomento sembra di poco peso, quasi da nerd, ma per un’azienda che ha annunciato la scorsa settimana l’intenzione di “mettersi sul mercato” della produzione di chip per conto terzi, far passare il messaggio che i suoi 10 nanometri sono uguali o migliori dei 7 nanometri di TSMC non è così semplice, quindi è del tutto comprensibile che Intel stia vedendo il da farsi, soprattutto quando dopo anni di ritardi dei 10 nanometri e di scalata da parte di TSMC e Samsung vieni visto come un inseguitore.

Non è chiaro come e quando avverrà questo cambiamento. Intel, alle richieste dell’Oregonian, ha semplicemente reiterato la convinzione per cui i suoi chip siano più avanzati rispetto a quanto suggerisca l’attuale convenzione numerica. “È ampiamente riconosciuto nel settore che c’è incoerenza e confusione nella nomenclatura dei nanometri, e non riflette le ultime innovazioni a livello di transistor”, ha affermato la portavoce di Intel Chelsea Hughes.

Alcuni analisti di recente hanno “stimato” l’equivalenza dei vari processi processi produttivi di Intel e TSMC, asserendo ad esempio che i 7 nanometri di Intel potrebbero effettivamente posizionarsi tra i 5 e i 3 nanometri di TSMC, con un rating EN (Equivalent Node) di 4,1 nm.

In attesa di eventuali evoluzioni, questa possibile svolta riporta alla mente quando AMD e altre aziende concepirono i “performance rating”, con i quali indicavano ai consumatori che i loro chip, pur funzionando a frequenze inferiori rispetto a quelli di Intel, restituivano prestazioni simili a un determinato Pentium (allora la serie top di gamma dell’azienda, prima dell’avvento dei Core).



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Written by bourbiza

Bourbiza Mohamed. Writer and Political Discourse Analysis.

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